Arresojas Biennale del Coltello Sardo
  Origine e cultura del coltello in Sardegna e non solo
 
   

 

 
da L' Unione Sarda

Arresojas, leppas, resojas, lipputtsus, resolgas, urteddus, culteddus, lesorgas, resolias, leppeddas, gorteddus, resolzas, lesorias, gurteddus, resordzas, leppùttsus, leppèddus, lesogas, gotteddusu. No, non è un gioco di parole: sono i diciannove modi per dire coltello in sardo. Forse ne manca qualcuno, ma dietro queste parole c'è sicuramente una grande passione per lame, damaschi, corna, avorio, ottone. Sono tutti uguali i coltellinai.

In tutto il mondo il rapporto uomo-coltello si manifesta nella stessa maniera. Ogni artigiano è gelosissimo della sua arte. Forgiare una lama, intarsiare un manico non sono semplici operazioni per fabbricare un semplice oggetto domestico. In un coltello c'è molto di più. C'è l'anima di chi lo costruisce.

Giampaolo Cancedda, coltellinaio guspinese noto come Furitto è uno dei settanta espositori presenti nella straordinaria mostra - mercato "Arresojas" allestita a Montevecchio e dice che ogni coltello ha una sua storia. Chi lo costruisce in qualche modo si affeziona. "Quando un collezionista o un semplice acquirente è interessato a un mio coltello "dice l'artigiano" voglio che lo prenda, lo tocchi, che lo senta suo. Quando si acquista un'arresoja non si acquista un semplice coltello. Per questo non mi piace utilizzare vetrine o bacheche per esporre i miei prodotti".

Dietro ogni leppa c'è una storia. Come quella di Giuseppe Dessì, coltellinaio - scultore di Gonnosfanadiga emigrato tanti anni fa a Udine. Per mesi ha tempestato di chiamate il centralino della Pro Loco di Guspini. "Mi piacerebbe essere presente alla vostra mostra con i miei coltelli". È stato accontentato. E gli è andata bene. "Quest'anno abbiamo avuto 235 richieste, ma purtroppo per questioni di spazio abbiamo potuto accontentare soltanto settanta artigiani", dice Francesco Marras, assessore al Cultura del Comune di Guspini, deus ex machina di una manifestazione che ha permesso al centro minerario di diventare una delle capitali europee del coltello. "Il prossimo obiettivo dice è quello della realizzazione del museo. Per noi si tratta di un traguardo molto importante. Forse solo quando ci sarà un'esposizione stabile si potrà pensare anche alle mostre itineranti. In questi ultimi anni abbiamo avuto tantissime richieste, segno che la manifestazione si è imposta definitivamente non solo tra i semplici appassionati, ma anche tra i produttori e le istituzioni".

E in effetti è difficile restare indifferenti davanti ai coltelli esposti nella palazzina dell'ex direzione mineraria di Montevecchio. Quest'anno, poi, gli organizzatori di "Arresojas" sono andati oltre il coltello. Grazie alla passione e alla competenza del professor Evaristo Pusceddu e di don Giovanni Giacu, sacerdote di origine orunese che vive a San Gavino, è stata allestita la sezione "Le spade dei santi", ovvero lame e religiosità. "La spada (si legge sui grandi pannelli sistemati all'ingresso dello mostra) simbolo del sole e della virtù militare, della forza virile e del potere, da arma da soldato, si trasforma metaforicamente in simbolo d'autorità e di giustizia, ossia diviene simbolo della scelta, della separazione in buono e in cattivo. E se, interpretata in modo negativo, significava guerra e terrore ora, come la palma, diviene l'attributo di molti martiri". I due ricercatori hanno recuperato alcuni retabli raffiguranti santi e sante. Tutti con la spada. Gli organizzatori di "Arresojas", poi, hanno chiesto ad alcuni artigiani di costruire le armi raffigurate nei quadri e così ogni pannello è completato da una copia della spada riprodotta fedelmente. La mostra guspinese rende omaggio anche agli stili nazionali e nella sezione riservata agli italiani la Sardegna e ben rappresentata. Su sette coltellinai tre vivono e lavorano nell'Isola: Antonio Fogarizzu, Tore Fogarizzu di Pattada e Salvatore Puddu di Quartu Sant'Elena.

"In Sardegna ci sono tantissimi artigiani (continua Francesco Marras) e si producono degli oggetti bellissimi, curati nei minimi particolari. Non è caso che si parli da tempo di scuola sarda". Già "La scuola sarda". Giornali e riviste specializzate in lame e coltelli a partire dai primi anni Novanta hanno dedicato numerosi servizi e reportage al "made in Sardinia". E quasi contemporaneamente i coltellinai sardi hanno conquistato il mercato attirando l'attenzione dei collezionisti. Gli artigiani pian piano si stanno organizzando. Ma i professionisti sono ancora pochi. E poi a rovinare tutto ci pensano anche alcune grandi aziende che producono coltelli in quantità industriale. "Se si limitassero ai semplici coltelli da cucina andrebbe bene (dice Lino Garau, coltellinaio con bottega a Sarroch) purtroppo mettono in vendita coltelli copiati di sana pianta da quelli sardi". Il riferimento è alle tante arresojas taroccate che vengono rifilate ai turisti. Accade per esempio che in qualche negozio vengano esposti coltelli prodotti da un fantomatico signor Pius di Pattada. Naturalmente non hanno niente e che vedere con le lame lavorate nei laboratori del centro sassarese perché quell'artigiano non esiste. In ogni caso chi vuole evitare la fregatura può approfittare della rassegna guspinese e raccogliere preziose informazioni per evitare l'acquisto di coltelli "veramente falsi". Per le visite c'è tempo fino al 4 agosto (dal lunedì al venerdì solo di pomeriggio dalle 16 alle 21; sabato e domenica dalle 9 alle 13 e dalle 16 alle 21). A Montevecchio la pattadese è presente in tutte le sue varianti. Ogni artigiano la interpreta a modo suo. Non mancano le curiosità, i pezzi rari: Giacomo Pileri di Olbia ha realizzato una serie di coltellini da utilizzare per sgusciare le cozze; Gianluca Deidda di Nuragus ha inventato dei taglia carta con la forma di pattadese; Angelo Nocco di Domusnovas si è specializzato nella costruzione di armi romane e medioevali; Massimo Dessì di Sestu produce coltelli in miniatura.

Tra le tante cose che non possono passare inosservate c'è anche una mostra nella mostra. All'ingresso della palazzina che ospita "Arresojas" il visitatore non può restare indifferente davanti alle opere di Antioco Concas, il geniale artigiano di Arbus che ha saputo trasformare le lame dei suoi coltelli in veri e propri quadri "disegnando" sul metallo il Quarto stato, uno scorcio del centro storico di Guspini e la miniera di Ingurtosu. Collezionisti e appassionati si mettano pure l'anima in pace: quei modelli di arburesa non sono in vendita. Si possono solo ammirare. Come tutte le arresojas di Montevecchio, il regno dei coltelli.

Francesco Pintore

L'Unione Sarda 31 luglio 2002 - INSERTO ESTATE

     
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